Prendiamo in esame la modificazione chiamata memoria
di Gero Salonna
L'uomo non gode tanto di questa modificazione come quella del sonno, infatti le distrazioni di cui è preda sono tali da indurlo a non ricordare nemmeno quanto detto qualche minuto prima. L'uomo è così proiettato nel relativo che dimentica se stesso ed è per questo che soffre; è la sua stessa natura che lo chiama a ricordare chi è realmente.
Le sofferenze lo spingono, spesso attraverso tante tribolazioni, ad imboccare la via che gli farà ricordare da dove è caduto, da dove proviene e chi realmente è: la via che imboccherà gli farà prendere coscienza della vita che lo ha fatto cadere nel grembo materno, della stessa vita che lo ha fatto nascere e crescere e che lo ha sostenuto. Cosciente, dovrà ravvedersi e mettere in pratica le tecniche prescritte dalla via intrapresa.
La memoria esiste proprio per non dimenticare chi siamo realmente.
Sorge la domanda: perché sopprimere questa modificazione? Perché in genere ciò che si ricorda sono solo esperienze piacevoli o spiacevoli, mentre dovremmo ricordare un'esperienza che non ha nulla in se stessa, vuota, pura, silente e quindi perfetta. Si raggiunge questa condizione la quando il cammino è continuo e le tecniche di soppressione e freno sono attuate per lungo tempo e senza interruzione.
Quando abbiamo imparato a far tacere tutti quei desideri che portano al godimento fisico, che non significa sopprimere le esigenze vitali; quando abbiamo messo a tacere le nostre emozioni, che non significa non amare; quando abbiamo messo a tacere la mente che non significa non pensare, allora potremo dire di aver raggiunto la capacità di ricordare l'esperienza perfetta: l'esperienza che non ha nulla in se stessa.
Durante la meditazione bisogna sopprimere tutto ciò che proviene dal passato per essere presenti a se stessi, mantenendo la mente in un'area limitata. Occorre mettere in atto le tecniche con fiducia, consapevoli che la nostra coscienza non dimenticherà nulla. In parole più concrete, dobbiamo usare la memoria per ricordare che l'esistenza esige disciplina, verità, onestà e sincerità per essere alleviati dalle sofferenze e dall'ignoranza.
La ricerca degli oggetti dei sensi, i rumori assordanti, l'impuro, la gente che non dissolve i nostri dubbi, le nostre perplessità, e che non contribuisce alla nostra ascesi, va evitata come il veleno. Il trampolino di lancio per spiccare il volo oltre la nube della non conoscenza (Dharma – Megha – Samadhi ) sono i precetti di Yama e Niyama. Praticando tali tecniche apriremo un varco attraverso gli involucri che coprono l'anima (Sostanza Reale).
Lo YOGA può promuoverci a livelli di esistenza più elevata.
La manifestazione esiste per fornire alla Sostanza Reale l'esperienza e l'emancipazione, altrimenti a cosa servirebbe? La Sostanza Reale è Pura, Beata e Perfetta, ma questa perfezione sarebbe nulla se la Sostanza Reale non estrinsecasse i suoi poteri e li ampliasse. Per questo l'esistenza o manifestazione è una continua tribolazione: essa vuole insegnarci a vivere, è una scuola e non una prigione da dove evadere; e da questa scuola non si esce raccomandati. La natura relativa ci forgia, ma che bisogno ha la Natura Reale di essere forgiata?
Un esempio: se un individuo per grazia divina ottenesse l'illuminazione senza aver percorso ed appreso il cammino che porta all'illuminazione, come userebbe la stessa illuminazione ricevuta?
Ci troveremmo come di fronte ad una persona che possiede lo strumento musicale ma che non lo sa suonare: per poter suonare lo strumento occorre che impari a usarlo, e più impara, più diventa bravo ossia per similitudine più diventa perfetto; quando sarà divenuto perfetto, avrà comunque bisogno di uno strumento efficace e di qualità per manifestare la sua abilità. La stessa cosa vale per noi.




