- Errore
di Gero Salonna
Un uomo è illuminato quando ha capito e vive il valore delle proprie esperienze fatte nelle avversità dell’esistenza; tramite questo contatto con la manifestazione BRILLA DI LUCE PROPRIA.
L’illuminato non oserà mai fare di un altro soggetto un servitore, per quanto miserabile questo possa essere.
Senza il rispetto della legge e dell’ordine cosmico, nessuno potrà trovare la realizzazione; però senza leggi e senza ordine costituzionale, la gente troverebbe, da sé, il proprio equilibrio, prima o poi.
L’illuminato è al di là di tutto questo perché è anche questo.
L’immagine che crei nella tua mente e che coltivi con l’occhio della tua coscienza la sperimenterai a livello manifesto.
L’illuminato vede DIO SOSTANZA REALE con l’occhio della coscienza. L’occhio fisico non lo vede. La sua Beatitudine non dà felicità ma liberazione. La liberazione è un legame indissolubile. La S.R. la si vive, la si ascolta, ma essa non ha voce, non ha niente, non è speciale, né particolare, ella è eccezionale. Ella non ha né principio, né un corso, nè fine, né regole.
L’IO CHE SA non è L’IO CHE E’ pur essendo fusi. Per conoscere l’IO CHE E’ dobbiamo prenderlo come oggetto di meditazione.
La conoscenza implica la divisione di più parti. Questa conoscenza non può essere l’IO CHE E’, poiché la parte non è il tutto. Per conoscere l’IO CHE E’ –che è il tutto- bisogna fondersi in esso, completamente. Quando ciò avviene, personalità (IO CHE SA), individualità (IO CHE E’) e consapevolezza sono tutt’uno, naturalmente dopo aver soppresso le modificazioni mentali. Si avrà che chi conosce, il conosciuto e l’oggetto da conoscere sono fusi e la personalità perde ogni conoscenza di se stessa. Ma come si potrà conoscere e come ci si può immedesimare nella S.R. che è l’oggetto di tutti coloro che vogliono realizzarsi, illuminarsi e liberarsi dai KLESA?
Esempio: ciò che conosciamo fuori da noi stessi non è Conoscenza Reale; per conoscersi realmente bisogna fondere l’IO CHE SA con il tutto. In questa fusione, la personalità di chi voleva conoscere svanisce, perché la conoscenza diventa ignoranza e viceversa.
In questa condizione di dualità lo Yogi non si sente ancora realizzato, ma lo Yoga ha il modo per farlo andare oltre questo, facendolo rimanere consapevole anche di questo. Ciò che ha conosciuto della S.R. gli farà pensare: sono perché esisto, ma in realtà non conosco la S.R. che è l’IO CHE E’, perché mi rendo conto che l’IO CHE SA non è lo stesso IO CHE E’. Questa scissione è ignoranza perché la conoscenza della personalità fa ignorare l’onniscienza della individualità.
Il Reale affiora al relativo quando lo Yogi incomincia a sperimentare il Samadhi. Il Samadhi è una sorta di conoscenza che fa intuire l’assenza del nostro oggetto di meditazione. La differenza tra conoscenza e Samadhi è di grado. La qualità della conoscenza della totalità dell’oggetto di meditazione (che è ciò che è fuori, ma anche ciò che è dentro). Poiché il Samadhi trascende la totalità dell’esterno e dell’interno, del prima, dell’adesso e del dopo, del divisibile e dell’indivisibile, ne consegue che esso è completo in se stesso.
Con l’esperienza del Samadhi, lo Yogi ha in sé tutta la conoscenza della scienza, della teoria e della pratica Yoga.
Finchè la S.R. – l’IO CHE E’ o DIO – viene pensato o creduto come qualcosa fuori di noi (ma è anche questo), questo non è Samadhi, né può essere fede nella condizione di Samadhi.
DIO, S.R. è –come individualità, personalità e manifestazione- visibile in tutto e dappertutto.



