di Gero Salonna

Dare una direzione al prana e lasciarlo andare senza controllarlo. Se si usa il prana senza una direzione, questo si blocca, se lo si controlla lo si limita. Se lo si dirige verso cose limitate, esso si esaurisce. Se lo si dirige in più direzioni, induce l'individuo in un circolo vizioso.

Il prana non ha limiti ed ubbidisce alla volontà dell'individuo. Tramite le tecniche dello YAMA esso si dirige naturalmente e spontaneamente verso l'illimitato, dando alla coscienza dell'individuo la chiara visione di ciò che è in realtà, svelandole il mistero della fede.

Aver fede non significa credere che la vita, il prana deve darci ciò che vogliamo noi. Ciò è errato. Per noi sarà giusto ciò che ci dà la vita, in qualunque caso e momento avvenga.

Per sviluppare il coraggio, la volontà l'intelligenza necessaria per perseguire sul sentiero dello YOGA e prendere il dominio dei propri veicoli, la vita ed il prana richiedono organizzazione e tecnica sin dall'inizio e ciò comporta regole e regolarità nel perseguirle.

Il prana può essere accumulato attraverso tecniche di pranayama. Il respiro è il ponte che collega la coscienza tra il sistema nervoso volontario con quello involontario, tra il conscio e l'inconscio e tra la materia e lo spirito.

La sua pratica ci porta alle porte del non essere, dell'ente invisibile senza nome e forma.

A questo punto segue l'astrazione dai sensi, dalla mente e dall'intelletto e dalle emozioni che provengono dall'esterno (oggetti dei sensi).

Questa tecnica di capovolgimento della coscienza, dall'esterno all'interno, è la chiave che aprirà la porta che ci farà proseguire verso la dimensione spirituale. Le distrazioni e le tentazioni sono debolezze che ci impediscono di rimanere saldi, cosa che ci consentirebbe di raggiungere l'equilibrio e l'armonia dinamica tra l'essere ed il non essere, tra la vita e la morte. Perciò, attenti !!! Non appena superata quella porta le distrazioni non saranno solo quelle che si vivono quotidianamente, ma affioriranno anche quelle ataviche.

Se si rimane stabili, comodi, rilassati ed attenti a non farsi distrarre dalle immagini, dai pensieri e dalle emozioni che sorgeranno, allora potremo contemplare il puro essere che siamo. Mantenendo a lungo questo stato saremo pura coscienza, facendo così esprimere il nostro spirito libero, senza più dubbi o credenze, senza che l'intervento dell'ego e della mente possa come un giudice dire ciò che è giusto e ciò che è sbagliato. Per accedere in questa dimensione di pura libertà, si deve lavorare su quella modificazione mentale detta memoria. Questa nutre l'ego tenendolo legato al passato ed al desiderio per il futuro e poiché tutto ciò che diviene è soggetto ad invecchiamento, questo ingenera assuefazione. A sua volta, questa aggioga la coscienza al passato.

Per consentire alla nostra coscienza ed alla nostra ANIMA di svegliarsi e sperimentare il Samadhi, è necessario liberarle anche dai condizionamenti dell'ego il quale può aver escogitato, per la sua natura egoistica, relativamente alle cose buone che cattive, di coprire la limpidezza e la consapevolezza dell'ora e qui del REALE.

Una cosa è certa: tutte le nostre facoltà, fino a questo momento, sono emanazioni dell'ego perché la sapienza, la saggezza, la forza, la volontà, il coraggio e tutto il resto sono state prese dal passato e dagli oggetti dei sensi e poiché tutto ciò non proviene dal reale, ma dal relativo, conseguono orgoglio, paura e vecchiaia e desideri.

Rimanere presenti a se stessi ora e qui liberi da desideri di possesso, di vendetta e di meriti permette all'anima esprimere le proprie facoltà.

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