Necessità, passione, piacere e precetti yogici

di Gero Salonna

Praticare i precetti yogici, oltre a vivere sempre nell'agio, darà bellezza, fortuna, salute, ricchezza e tutte le virtù che ci faranno sentire un solo essere con Dio. Da ciò consegue la sperimentazione dello spirito libero. Se tutto ciò che abbiamo ascoltato, non lo abbiamo fatto nostro, attraverso l'esperienza personale, sicuramente lo dimenticheremo. Tuttavia, quando i nostri sensi vanno a cozzare contro le verità che ascoltammo, allora ricordiamo. I ricordi, quindi, ci danno le motivazioni per agire ed agendo impariamo. Pertanto, se una verità se la conosciamo, senza capirla, prima o poi la dimentichiamo. Se l'abbiamo capita, invece, la applichiamo. Se la applichiamo, di fatto, la sperimentiamo. Si attiva, quindi, il meccanismo che dall'esperienza porta alla conoscenza vera.

 

Quando un uomo non si libera dal condizionamento che deriva dagli oggetti dei sensi, non potrà ricevere i benefici che provengono dalle virtù, né dalla S.R. La vita è un condizionamento che cessa di essere tale quando sperimenta il condizionamento delle tre dimensioni: virtù, passione  e peccato. Manifestando passione e non necessità, ci veniamo a trovare ad un incrocio con tre vie, provenienti dal peccato. Se i peccati ci hanno forgiato per le sofferenze provate, prenderemo la via della virtù e delle necessità. Se invece non siamo forgiati abbastanza da essi, prenderemo la via delle passioni, ritornando poi a quella dei peccati. Prendere la via delle virtù equivale a prendere la via dello YOGA, che ci consentirà di non essere più condizionati dalle energie dette GUNA.

Questa esperienza ci porta alla conoscenza. La conoscenza ci conduce alla verità e dalla verità si giunge alla libertà da ogni condizionamento attuale !!!

Per ottenere questa condizione di libertà, occorre attenersi alla legge e all'ordine dell'Anima Suprema (S.R.). La S.R. per far rispettare le sue leggi ed il suo ordine, per il nostro bene, creò il KARMA come regola ed i KLESA come prigione. L'uomo, possedendo il libero arbitrio, non sarebbe in grado di reggere, per lungo tempo, alcuna costrizione. Né può reggere con le condizioni che gli provengono dai KLESA e dagli oggetti dei sensi. Allorquando, egli ha preso coscienza di tutto ciò, la sua stessa intelligenza e la sua volontà gli daranno le giuste motivazioni per armonizzarsi con il Tutto.

La volontà è ciò che causa il nostro KARMA, in funzione della nostra conoscenza. Fino a che, una qualsiasi cosa desiderata, non l'avremo nella nostra coscienza, essa non ci apparterrà, né potremo sperimentarla, non possedendola. Afferrando questa verità, non potremo non considerare noi stessi, come causa ed artefici del nostro destino. Se arriveremo alla consapevolezza di possedere il libero arbitrio e che da esso scaturisce il nostro KARMA, in funzione del rispetto della legge e dell'ordine cosmico, allora non potremo più causare il KARMA basato sulla passione, sulla rabbia e sull'avidità.

Le austerità descritte nella lezione n° 77, costituiscono il codice e l'etica cui ogni essere dovrà sottoporsi prima di sperimentare la vita, la pace, l'equilibrio, l'armonia, lo stato della propria anima e la consapevolezza della S.R.. Non praticare le predette austerità, conduce alla degenerazione ed alla disperazione. Non basta, come abbiamo rilevato prima, ascoltare o leggere, perché col solo ascolto o lettura si dimentica. Quando le sofferenze si fanno vive, siamo indotti a ricordare. Ma la pigrizia e l'indolenza ci spingono a cercare soluzioni effimere alle nostre sofferenze e pur ottenendo momentanei sollievi, non risolviamo completamente il problema, fino a che non impariamo (capire e sperimentare).

Impareremo solo praticando per lungo tempo e costanza le austerità. 

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