Praticare Yoga per moda, hobby o curiosità, non è la giusta motivazione. La giusta motivazione ci perviene invece per necessità, per intelligenza, per esperienza o per Karma.

Se ci sottoponiamo ad introspezioni, possiamo osservare le nostre esperienze, i nostri sentimenti e le nostre azioni sin da quando eravamo giovanissimi e confrontarle con la nostra condizione attuale: scopriamo così che non abbiamo ancora raggiunto il vero obiettivo che la vita e la manifestazione ci impongono e che il nostro malcontento deriva da motivazioni prive di etica. Prendendo coscienza di tutto questo, vediamo sorgere il difficile problema da risolvere per raggiungere l’obiettivo dello Yoga, la cui risoluzione richiede regole taumaturgiche e solo l’etica possiede questo potere miracoloso, sebbene non sia esa stessa la vera motivazione.

 

La motivazione che deve venire a galla è uscire dalle sofferenze. Ordini monastici, religiosi e filosofici hanno regole uguali, ma lo Yoga è libero da istituzioni ed impostazioni dogmatiche. Percorrere il sentiero dello Yoga è un’avventura divina ma solitaria. Quando si è in pace, felici, quando si sente traboccare l’amore che sorge dal proprio cuore, pur essendo soli nelle avversità della vita, proprio allora si assaporano i benefici della giusta motivazione, delle regole e dell’etica. Da tale stato d’animo sorge la certezza che a renderci beati non sono le istituzioni o gli altri, bensì ciò che abbiamo perseguito. Perseguire i propri obiettivi senza una condotta morale e credere di essere nel giusto, credere di agire per il bene degli altri, credere di essere veri, onesti, fedeli e liberi dalle conseguenze delle proprie azioni, è veramente come prendere in giro se stessi e la vita che ci anima.

Una corretta morale porta ad amare il prossimo come se stessi e a non fare agli altri quello che non vorremmo fosse fatto a noi.

Poiché lo YOGA vuole svelarci la nostra essenza ed il mistero che sottende ad ogni cosa, sono indispensabili fede, coraggio e perseveranza. Questa esperienza ci viene data personalmente nella solitudine, tuttavia si devono avere determinazione e fede incrollabile nel perseguire tale sentiero. Le regole non consistono solo nel vedere, sentire ed imbottirsi di teorie note, ma nell’accedere alle nostre facoltà interiori ignote come la volontà, la sapienza, la saggezza e l’intelligenza che si sviluppa con l’esperienza pratica, senza mai temere l’ignoto cui andiamo incontro.

Ciò che è ignoto è inconscio sia in noi che fuori di noi. Lo Yoga rende note tali facoltà attraverso la pratica.

Om Tat Sat Om

Gero salonna